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Día de los Muertos: la festa messicana che celebra la vita (e non è Halloween)

Immagine del redattore: Antonella Sasso
Antonella Sasso
12 ott
Tempo di lettura: 4 min

Ogni anno, tra fine ottobre e inizio novembre, in Messico succede una cosa che per noi europei suona quasi impossibile: si prepara una cena per i morti. Si apparecchia, si accendono candele, si cosparge la strada di petali arancioni perché le anime ritrovino la via di casa. E soprattutto si sorride. Questo è il Día de los Muertos, e la prima cosa da sapere è che non c'entra nulla con Halloween.

Non è il Halloween messicano

Il confronto nasce da una coincidenza di calendario. Ma Halloween gioca con la paura della morte; il Día de los Muertos fa l'opposto: la guarda in faccia, la prende in giro, la accoglie. I morti non sono mostri da cui scappare, sono familiari che tornano a trovarci. Per questo nei cimiteri messicani si mangia, si canta, si suona, e a volte si veglia tutta la notte accanto alle tombe, tra candele e fiori.

La data è un altro equivoco frequente. Si festeggia in genere tra il 31 ottobre e il 2 novembre, ma secondo la tradizione è tra il 1° e il 2 novembre che i defunti tornano a far visita alle famiglie. Il 31 ottobre è la vigilia: il momento in cui si prepara, si decora, si comincia ad aspettarli. È un po' come la sera prima di una grande ricorrenza di famiglia, quella in cui la casa si riempie di profumi.

Da dove viene: due mondi che si incontrano

Le radici sono doppie. Da una parte ci sono i riti dei popoli precolombiani, che non vivevano la morte come una fine ma come un passaggio di un ciclo; dall'altra ci sono le feste cattoliche portate dagli spagnoli nel Cinquecento, Ognissanti e la commemorazione dei defunti del 2 novembre, che esistono anche in Italia. Dall'incontro è nata una tradizione "meticcia", unica, tanto che l'UNESCO nel 2008 l'ha inserita nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Un dettaglio interessante: la festa cade alla fine del ciclo annuale di coltivazione del mais. La morte, in questa visione, fa parte dello stesso ritmo della terra: si raccoglie, si chiude un ciclo, si ricomincia.

L'ofrenda: l'altare che prepara il ritorno

Il cuore della festa è l'ofrenda, l'altare domestico dedicato ai propri cari. Non è un luogo di lutto, è una tavola apparecchiata. Di solito ci trovi:

  • I piatti e le bevande preferiti della persona ricordata, che poi la famiglia consuma

  • Le candele, che insieme ai fiori indicano alle anime la strada

  • Il pan de muerto, pane dolce decorato con forme che richiamano le ossa

  • Le calaveritas de azúcar, piccoli teschi di zucchero, spesso con il nome di qualcuno scritto sulla fronte

  • Il papel picado, le bandierine di carta traforata che colorano ogni angolo della festa

Ogni oggetto ha uno scopo: nutrire, guidare, ricordare. E ogni ofrenda racconta una persona precisa, non un'idea astratta di morte.

Cempasúchil: il fiore che indica la strada

Se c'è un colore che dice "Día de los Muertos", è l'arancione intenso del cempasúchil, la tagete messicana. Il nome viene dal nahuatl e richiama un fiore dai "venti petali"; il suo colore ricorda il Sole e il suo profumo forte, secondo la tradizione, accompagna i morti fino all'altare. Per questo i petali si spargono su strade, soglie e tombe, come un sentiero luminoso verso casa.

La Catrina: l'elegante scheletro che ci ricorda che siamo tutti uguali

Il volto più famoso della festa è La Catrina, lo scheletro con il cappello elegante. Nasce intorno al 1910 dall'incisore José Guadalupe Posada come La Calavera Garbancera, una satira contro chi rinnegava le proprie origini per sembrare ricco. Fu poi Diego Rivera, nel 1947, a vestirla da dama dell'alta società nel murale dedicato a un sogno di domenica pomeriggio nel parco dell'Alameda, e a darle il nome con cui oggi la conosciamo.

Il messaggio, ironico e profondissimo, è che la morte ci mette tutti allo stesso livello: sotto il cappello più costoso c'è lo stesso teschio di chiunque altro. Oggi la Catrina sfila, balla e si trucca sul volto di migliaia di persone nelle celebrazioni messicane, con un'atmosfera che ricorda più un carnevale che una cerimonia funebre


Papel picado colorato appeso per la festa del Día de los Muertos in Messico

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Perché il Día de los Muertos ci riguarda anche a Milano

Chi ha visto il film Coco ha già intuito il punto: finché qualcuno ci ricorda, non scompariamo davvero. È un'idea che parla anche a noi. Il 2 novembre abbiamo i nostri riti, ma spesso in versione silenziosa e un po' triste. Il Día de los Muertos ci propone un'alternativa: ricordare con la musica, il cibo e le risate, perché è così che le persone che amiamo vorrebbero essere ricordate.

31 ottobre: la vigilia, da noi

Per questo alla Bodega Mexicana abbiamo scelto di vivere la vigilia del Día de los Muertos insieme a chi ha voglia di una serata diversa dal solito Halloween: il 31 ottobre, una serata di musica e festa per celebrare la vita, in una bodega che ha il cuore messicano e lo spirito di tutta l'America Latina.

Niente paura, quindi, solo ritmo, calore e una buona ragione per brindare a chi non c'è più e a chi c'è, vicino a noi, quella sera.

I posti per le serate speciali si riempiono in fretta: ti consigliamo di prenotare con anticipo. Per tavoli fino a 6 persone puoi prenotare direttamente online; per gruppi più numerosi scrivici su WhatsApp dalla pagina prenotazioni o chiamaci al 02 22470892. Se hai allergie o esigenze alimentari, indicalo nelle note della prenotazione.

Bodega Mexicana · Viale Premuda 17, Milano · Prenota il tuo tavolo




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